WEEKEND A BARCELLONA

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Il mio hotel si trova in una traversa strettissima delle Ramblas. Se scosto le tende e mi affaccio alla finestra, mi arrivano nitide le voci della strada: il suono di una chitarra scordata, il cigolio di una bicicletta, la voce di un fiorista che offre mazzi di camelie e coppie di tulipani. Barcellona si sveglia presto la mattina e io vedo l’alba nella via. I raggi del sole crepitano per uscire dalla foschia e friggono sulle tegole dei tetti. C’è il tempo di un caffè amaro, di un succo all’arancia e pan y tomate che mangio al bancone di un bar affollatissimo prima di uscire nel caldo spagnolo.

Credits: Pencil&Moleskine


Barcellona sembra ridere sempre. I balconi sono pieni di vasi e dalla terra spuntano girandole e fiocchi di carta. Le bancarelle vendono quadri e souvenir, pesche mature e caramelle gommose. Sento tutto lo spirito della città, la danza iberica dei palazzi mi fa voltare continuamente e il mio “paseo”, lento ed estasiato, dura ore. Voglio captare i dettagli e gli angoli smussati e gironzolo senza meta, guardando la cartina solo nei vicoli ciechi. Arrivo in una piazza esagonale con al centro una grande vasca di pietra. Il fondo della fontana è a righe verdi e mi ricorda un maglione che avevo da piccola. C’è un bambino che cerca pesci rossi e lancia bacche a mostri marini immaginari. Scatto una fotografia cercando di immortalare anche il battito regolare delle gocce d’acqua.
Credits: Pencil&Moleskine
La mia passeggiata prosegue lungo un viale alberato, costellato di lanterne in ferro battuto. C’è un profumo delizioso e scopro che arriva dalla bancarella di un signore che prepara noci fritte al miele. Da un enorme paiolo, estrae una manciata di gemme caramellate e le infila in un sacchetto di carta marrone. Ne compro uno e mi spingo fino alla prima panchina per mangiarle in pace, all’ombra di un faggio. Da qui, vedo il contorno sfumato dei mattoni che sembrano evaporare per il caldo. I tendoni bassi dei negozi che ritagliano pezzi d’ombra sfilacciati e venditori ambulanti di rose che si passano una lattina di aranciata. I turisti hanno capellini e ombrelli para sole e gli unici a non sentire l’afa sono i bambini, che si radunano in gruppo con le mani tese.
Credits: Pencil&Moleskine

Al centro c’è un ragazzo che tiene in mano due stretti bastoni, chiude le braccia e quando le apre colora l’aria col sapone.
I bambini gridano e saltano, cercano di rompere, mangiare, abbracciare, toccare, spezzare le bolle fluttuanti. E ridono, rincorrono, chiamano “el mago del arcoiris”, il prestigiatore dell’arcobaleno. Nei riflessi delle sue creazioni c’è tutta Barcellona.
Nella parte gialla, che sfuma nel viola, nell’indaco e nel topazio, si vede un viso di donna. Al posto degli occhi ha due macchioline nere e sulla testa una crocchia di pizzo.
Isabel prende la rincorsa e allunga le braccia verso “l’acqua che vola”, rompe la bolla e Barcellona le si spezza fra le dita. Come pioggia, cadono a terra briciole di vetro e colore. La città si scioglie e rinasce e si libra, immortale, nel vento.