Temporale d’estate

Ci sedemmo a bere cioccolata a El Pardo, in un servizio da tè nero. Sulla parete, tre copie di Renoir e un cestino di fiori secchi sul bancone.
A proposito di altalene, ci salgo ancora sai? Ovvio che coi piedi tocco terra e nessuno deve più spingere ma mi piace sedermi dondolare e piegare le ginocchia poi stenderle in avanti, stringere le mani alle catene e buttare la testa all’indietro.

Poi, quando sono in alto, per un secondo sento la libertà
mangio le nuvole e vedo noi piccole e tu che hai quel caschetto castano così buffo e la frangia increspata sulla fronte.
Abbiamo giocato insieme così tante volte che ho perso il conto come a nascondino: dopo il 9 c’era il 12, dopo il 12 il 10 e il tempo non passava mai, presente eterno di noi bambine.

Ripenso spesso ai cubi colorati, alle canzoni di papà, alle carte del memo e all’husky di peluche con gli occhi così azzurri, pezzi di cielo in palle di vetro. 
L’infanzia felice, la carrozza di ferro battuto e il fior di fragola che costava mille lire. La focaccia dell’Esselunga all’uscita da scuola, le caramelle all’anice nella borsa di nonna. Sapevano di lei o lei sapeva di loro ma nel dubbio restano il ricordo più vivido che ho di lei.

Certi profumi rimangono per sempre.
Il caffè tostato nel barattolo di ceramica, il dopobarba sulle camicie di papà, il sapone di marsiglia e le lenzuola appena stese, i gerani e la terra acida dopo la pioggia.
La benzina e le torte di mele, l’odore di casa tua, soffritto e pomodori, caramello e aghi di pino.
Tic
Tic
Tic
Cadono, come la pioggia, i ricordi.
Nella mia testa un temporale d’estate.