“Sono qui, mi apri?”

Credo molto nelle piccole cose. Quelle che riempiono gli spazi vuoti della domenica e cambiano la routine dei giorni feriali.

Ne raccolgo un paio al giorno, a volte li annoto, a volte le dimentico ma sono queste cose quelle che rendono speciali le mie settimane, nonostante i dispiaceri, le noie quotidiane, le tristezze del mondo.

Erano migliaia, migliaia di puntini neri he planavano sul tetto del supermercato e risalivano coordinati verso l’orizzonte rosa. All’ora del crepuscolo, quando il sole è già sparito dietro le montagne. Stavo salendo in macchina ma sono rimasta a guardarlo, uno stormo così grande non l’avevo mai visto.

Mattina presto, ore sette. Uscivo da casa di fretta, la borsa a tracolla sistemata in corsa, cellulare alla mano, chiavi della macchina in bilico fra le dita. Poi d’improvviso, le ho notate. Il giardino non era più verde ma rosso fuoco con ricami gialli come un tappeto persiano. Le foglie appuntite dell’acero si erano staccate dai rami per la pioggia della notte e poi si erano posate una vicino all’altra. Ho scattato una foto al volo, l’autunno ormai dura così poco bisogna fermarlo.

Domenica, ore cinque. Sul divano con libro noioso tra le mani, TV accesa, pioggia fine che picchietta sulle persiane a ritmo irregolare. Pensavo a tutto quello che avrei dovuto fare il lunedì. Poi il citofono:
“Sono qui, mi apri?”.
Mi infilo una felpa, sciolgo la coda, rassetto i capelli e dò un’occhiata allo specchio. Apro la porta che lui sta ancora salendo le scale. Svolta l’angolo prima del pianerottolo e davanti al viso ha un mazzo di fiori, con delle violette al centro. Nella mano sinistra, una scatola di latta dell’Ikea: i miei biscotti preferiti. Metto l’acqua per il tea.

Il mio cuore bolle già.