SABATO SERA

La Rer A numero 49 arriva quando sono all’ultimo gradino delle scale mobili, ci salgo in corsa e il caldo del vagone mi dà sui nervi. Ho ancora tra le tempie lo stordimento del weekend. Un sabato sera di cui sento ancora l’aroma di lampone che esce dal narghilè, la miscela della vodka col succo di mela e la voce di Giulia che fa il conto alla rovescia prima del cambio d’ora. Tre due uno, tre due uno…luce accesa, sulla credenza oggetti kitsch, un riccio di mare imprigionato in un’armatura argento, televisore a schermo piatto, una testa di bambola, una lanterna di bambù, portacenere da Cuba, un cappello da lord inglese.
L’appartamento è parigino, e con quell’atmosfera candida e un po’ démodé tipicamente lumière. Così, eccola la vera ville chiusa nelle case, sospesa nel fumo delle sigarette, nell’alcool che scende lento mentre i discorsi si sprecano, le ragazze e le gambe accavallate, flirtando tra loro, le labbra sempre umide, i capelli sciolti, gli scoppi di risa improvvisi.I ragazzi fanno gruppo, iphone nelle mani, pacche sulle spalle, studio della situazione, pubbliche relazioni di consuetudine e bicchieri pieni, whisky e coca, vodka liscia. C’è una coppia che si bacia, un ragazzo fidanzato al piano di sopra con un’altra, due tipe che parlano di dieta e noi che sedute sulle scale usiamo parole francesi e modi di dire italiani.
Sono stato in Australia…ho fatto un’immersione con gli squali…tengo alla Juventus…Firenze è l’unica città che ho visitato…ma va…c’è un coltello nel bagno…sarà una copertura dici…ho la ragazza ma ti voglio…seguo i corsi in inglese…sono nato a Colonia…ho passato l’estate in Canada…te quiero, come si dice non m’importa in francese ma m’importa di te?

Scartiamo un pacchetto di biscotti al cioccolato, c’è uno scolapasta pieno di patatine e qualcuno che spegne le luci e cambia canzone. E noi ci alziamo, corriamo in mezzo al salotto e ondeggiamo. Ondeggiamo sulle note di una canzone reggae che Linda sa a memoria e le ricorda Londra, il suo ostello di pazzi, i mesi con lo zaino in spalla e le mattine con sveglia alle cinque e festa finita alle quattro meno cinque. La guardo col suo caschetto biondo mentre si prepara un drum, dopo che ha trascorso un pomeriggio sulle gradinate del Sacre Coeur e le strade d’artista di Montmartre, al suono di una chitarra e con un tipo, guida improvvisata che lascia la sua casa agli amici che vogliono vedere Parigi.

Che bello penso, che bello viaggiare, essere liberi e felici, con quella leggerezza non programmata che ti stringe il cuore nella morsa eccitante di nuovi incontri, facce sconosciute, appartamenti spagnoli, stanze francesi, panchine d’Olanda, spiagge greche, terrazze andaluse, canapè svizzeri o cieli d’Irlanda. E ogni volta che ci penso, realizzo di essere una ragazza fortunata perché mi sono regalata i miei sogni. Come Giorgia, come Paola, come Thomas, Paul, Belen, Giulia, Elisa, Linda, Angelo, Sophia e tutte le persone che stimo. Sono nati puntini di mondo e hanno fatto del mondo un puntino, tatuato tra il collo e la spalla, marchio del futuro, ricordo del passato e felicità totale del presente​.