PROVENZA DAY 2

Les-Saintes-Maries-De-la-Mer è un borgo sul mare, la punta occidentale del Golfe du Lion. 
Un pugno di case bianche tra il verde e l’azzurro, un paesino di zucchero e fiori.
Le rondini volano basse sui tetti, planano sugli aranci e spariscono nei patii. 
I portavasi di terracotta, il mercato delle olive, le casette imbiancate a calce mi ricordano scorci andalusi e todo me encanta, come non mi succedeva da Sevilla, Granada, Cadiz.
Saliamo sulla terrazza de l’eglisse Forteresse per la vista panoramica, con una corda percorriamo una scala a chiocciola  e arriviamo sul tetto della chiesa.
Qui, lo sguardo si perde fra l’ocra delle case, il mattone delle tegole e il blu del mare.

All’orizzonte, il paesaggio naturale della Camargue. 

Al rintocco delle campane, i gabbiani si alzano in volo,
nella piazza una zingara sbuccia un melone,

le vongole sfrigolano in una grande padella.

Les-Saintes-Maries-De-la-Mer è una città di nomadi e tradizioni, leggende e misteri. La statua di Santa Sara, patrona dei gitani, viene portata in processione dalla chiesa al mare una volta all’anno, il 24 maggio.
Per questa festa, gli zingari arrivano da tutto il mondo, a piedi, con le roulotte, al galoppo su cavalli bianchi, dalla città, dalla campagna, da oltreoceano.
Una volta riunitesi, un passo di flamenco apre le danze, le gonne volteggiano, il vino sgorga.

Le donne rom hanno trecce di ginestre, veli d’oro sulla nuca, gli uomini suonano chitarre e carillon.
I falò sulla spiaggia, il tintinnio delle collane, canti e suppliche gridate al cielo. 


Dopo la processione, giunta a riva, la fede gitana si tuffa nel mare al grido di “Vive Sainte Sara”: i corpi sono acqua e sale, le braccia tese a sostenere la statua. È un popolo che si riunisce, che fa l’amore dopo mesi, alla fine di un cammino durato un anno.
Prima di concludere la visita, ci fermiamo per un caffè al “Bar de poetes”: la proprietaria ci mostra il camino a vista decorato con i versi di una preghiera, un libro antico con le lettere dei pescatori e la scala di legno che porta al soppalco. 
C’è un porta frutta pieno di arance appena colte e due gatti che ci osservano dal cornicione.
 


 
ARLES