PARIGI A NATALE

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Parigi è oro, rosso e blu.
I barlumi della Senna, le luci di Natale, le fiammelle delle candele, i faretti dei motorini sventolano come tante bandierine. Da Trocadéro, fino a sotto la Tour Eiffel scorre una cascata di ghirlande e palline, stelle gialle, fiocchi di glassa bianchi, carta argentata dei cioccolatini, sacchettini di carta pieni zeppi di caldarroste. I bambini gridano, gli altoparlanti fissati in bilico sui lampioni gracchiano, note francesi e dolci cantate al chiaro di luna. Si cammina lenti, in coda ma in armonia: il Natale rende tutto più bello, compresa l’attesa. L’attesa, il momento che precede le festività, il limbo carico d’atmosfera e desiderio, il bacio prima della tempesta.
A Parigi poi, il tempo si ferma, i mercatini fluttuano come sospesi e Dicembre diventa il mese più romantico dell’anno.
Il sabato esco presto, colazione con baguette, beurre e confiture, café au lait e due bustine
di zucchero. Il cameriere mi porta tutto su un vassoio d’argento, con una tovaglietta d’organza ricamata con rose rosse. Taglio il pane, spalmo il burro, assaggio con un cucchiaino la marmellata di lamponi e zenzero e mi appoggio sullo schienale della sedia: finalmente, la mia petit déjeuner preferita, dopo una settimana di lavoro.
Tazzina alla mano, guardo fuori.

Credits: Pencil&Moleskine

Credits: Pencil&Moleskine
Dalle vetrate del bistrot si vede la prima neve calare sui tetti azzurri dei palazzi, i corvi sbattere le ali, una donna con pelliccia fermarsi al semaforo. Parigi è più luminosa che mai e squarcia il cielo d’amore, bella com’è. Bella e impossibile perché più la vivi, più sembra scapparti di mano.
Perché, come dice il mio più caro amico: “Parigi va letta in silenzio, poi abbandonata e poi ripresa. Come le illuminazioni di Rimbaud. E fatta soffrire nella propria testa, osservata in religioso silenzio
e lasciata raccontarsi, come le amanti capricciose, quelle con lo sguardo spigoloso e il cuore folle, perché solo così sa essere la più bella di tutte”.

Credits: Pencil&Moleskine