PARIGI: OLTRE L’APPARENZA (pensiero breve)

Mentre le boulangeries ai lati della strada cominciano a riempirsi, mentre il fumo sale sottile dalle sigarette e la musica nei pub si alza di un tono, visito il vernissage di Safaa Erruas: un cubo bianco senza disturbo.
L’artista è arrivata a questa monocromia di materiali dopo un lungo viaggio attraverso il Marocco.
Lì, dove il sole scalda e scioglie i colori, Safaa ricercava i motivi dei grandi mercati all’aperto: semi di papavero, barattoli di spezie bruciacchiate, montagnole di zafferano, cannella, coriandolo, piramidi di couscous, tessuti colorati, le barbe lunghe e gli occhi ambra delle donne.Poi all’improvviso, come un serpente del deserto che cambia pelle,
ha abbandonato la multivarietà dei riflessi, il ventre pulsante dell’Africa
per approdare a ciò che noi tutti abbiamo visto nella sua galleria: il bianco latte delle sue opere.

Dopo quest’ultima visita, Parigi ci accoglie di nuovo. La Senna scorre lenta, un piccione se ne va.

I gatti litigano sui tetti e c’è la luna su Place du Louvre.
Mi siedo a scrivere sul bordo della fontana, i riflessi delle luci sull’acqua mi ricordano i pesci volanti.