“No, andiamo più lontano”

Aveva le mani belle ma rugose. Tenevano ferma una valigetta blu e ne graffiavano la pelle con le unghie. Dentro la valigetta riposava un manoscritto di diverse pagine. I fogli erano ordinati in una cartellina di cuoio.

Il primo rigo recitava così: “Eravamo scesi giù al fiume e decidemmo di non tornare più”.

Il resto era una storia turbolenta. Il racconto di due persone che s’incontrano, un pomeriggio di marzo in un bar, si guardano, si parlano, dicono una di quelle frasi in contemporanea come: “Anche il tuo è amaro?”. Quindi sorridono, scuotendo la testa all’ingiù, sentendo le gote farsi caldine. Poi si toccano il naso con la punta delle dita, “altrimenti non ti sposi più”, e lei si passa la mano aperta sulla sua frangia, alza gli occhi al cielo, sente i piedi muoversi da sé.

Il cucchiaino gira a vuoto nella tazza, raschiando il fondo, è rimasto ancora un po’ di zucchero ma zero parole da dire.
A questo punto qualcuno dovrebbe fare il primo passo: il salto che separa l’imbarazzo da una prima conoscenza. E allora lui: “Lavori qui?”

“Sì, in Viale Mosca, scrivo su Milantica“

“Ma dai! Ho fatto lì il mio primo stage”

“Ma quanti anni hai?”

“Nooo, non sono così vecchio!”

E via così, con frasi come ciliegie, una dietro l’altra senza sapere quando ne avranno abbastanza.

Sono le 9 passate, per gli approfondimenti emotivi ci sarà spazio in ascensore mentre saliranno ai rispettivi piani guardandosi allo specchio.

Durante il giorno, a intervalli regolari, la mente si staccherà dal PC per raggiungere strani scenari: notti in un parco, vacanze in Giappone, pizze sul divano e sere condivise con due tazze di caffè.

Quanto può correre forte un pensiero?

La mattina dopo uguale, quella dopo ancora. Entro nello stesso bar o cambio? si chiederà lei. E perché dovrei cambiare si domanderà lui. Così, si sarà ancora uno accanto all’altra e per dieci minuti due mondi interi graviteranno nello stesso punto e due teste rotoleranno come palle di gomma. La scintilla consapevole di un interesse condiviso porterà a un primo azzardo. “Ti va di bigiare oggi?”, “Aahahah manco fossimo al Liceo”.

“Andiamo sui Navigli?”

“No, andiamo più lontano”.

Con la macchina raggiungeranno un paese di montagna e prenderanno una camera in affitto.

Dopo anni di vita e mutamenti, col primo foglio bianco sistemato sulla scrivania, lui prenderà una penna dal portamatite e di getto scriverà: “Eravamo scesi giù al fiume e decidemmo di non tornare più”.

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