NELLA NOSTRA BAITA

Quel giorno aveva nevicato moltissimo.
La porta d’entrata aveva persino faticato ad aprirsi, bloccata com’era da tutti i fiocchi scesi. C’era ghiaccio sugli infissi e il legno scricchiolava come carta stagnola. Mi ricordava il rumore delle uova quando si schiudono.

Il giardino della nostra baita era ormai diventato un enorme materasso bianco. Se ci fossimo buttati, saltando dal cornicione della finestra al primo piano (giusto un paio di metri), saremmo atterrati morbidamente, come rimbalzando su un gigantesco, soffice marshmallow.
Ma era già tardi, il camino ormai spento, il nostro Achille, bellissimo husky di due anni, già alla porta con le zampe piantate a terra e il muso a indicare fuori, verso il cammino dei pini.

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Col vento contrario a sferzare le uniche parti di pelle lasciate scoperte dalle tute da sci, camminavamo lenti, passo dopo passo, lasciando orme ovali sulla neve.
Il cielo calava fino a noi ed era tutto infinitamente bianco.
“Sembra di stare in un mare di latte” ti dissi, e tu ridesti molto.
Mancava poco al nostro lago, il quarzo azzurro custode di molti segreti, circondato da panchine di legno e fiori blu.
Era quella la meta della nostra passeggiata.
L’arrivo era preceduto da una lieve salita, il poco che bastava per sudare un po’ sotto le giacche a vento e poi, una volta entrati al rifugio che si affacciava sull’acqua, toglierle con piacere, sospirando forte.
Il cambio di temperatura era una sensazione fantastica, resa ancor più piacevole dal profumo che investiva teste e cuori appena varcata la soglia: mele e cannella, zucchero cotto e limone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seduti al nostro solito posto, un tavolino di legno a lato della vetrata, guardavamo Achille buttarsi con la testa nella neve e spingersi con le zampe posteriori alla ricerca di chissà quali tesori. Ogni tanto si guardava intorno e scrollava il pelo scomparendo in una nuvola di vapore e goccioline d’acqua.

Noi ridevamo insieme, parlando di metafore, cibo e regali di Natale.
Gli chiesi cosa volesse sotto l’albero, mi rispose niente, aveva già tutto lì.

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