MILANO, CHAGALL E NOI TRE.

È quasi Natale.

Sul treno la gente si scambia piccoli regali. 

Pensieri semplici, candeline e pacchetti argentati, mele decorate con cuori e stelle, caramelle in scatole di latta, fermacarte comprati ai mercatini.

In radio passano note da feste in famiglia e aperitivi sulla neve.

Se si sogna, guardando dal finestrino il paesaggio brianzolo tutto arbusti, muschio e brina, si arriva quasi a immaginare favole lapponi. 

Una renna spunta dal recinto della ferrovia, i camini fumano e le nuvole basse nascondo montagne innevate.

Amo l’ultima settimana prima del Natale quando le famiglie sembrano allargarsi, e gli stomaci pure.

Si firmano biglietti con frasi d’amicizia, si scartano buste e torroncini, le arance sono mature e i cuori anche.
Un gatto rosso cammina su un muretto, le lucine che penzolano dai rami gli accarezzano il pelo.

I merli scrollano le piume e si coccolano con le ali vicine, in bilico sui rami pieni di palline.

Credits: Pencil&Moleskine
 

Camminiamo in Brera, con le mani nelle tasche del cappotto.

La borsa a tracolla e la sciarpa che cade da una spalla, le punte dei capelli freddi come neve.

Prendiamo un caffè d’asporto e ci mettiamo in coda a Palazzo Reale per vedere la mostra di Chagall.

I colori delle tele ci avvolgono come tante note disegnate sui muri.

I bambini di una scolaresca si siedono per terra nelle sale e copiano i quadri coi pastelli su fogli bianchi.

Poi incidono le figure con la punta arrotondata delle forbici: spuntano musi di cavalli, creste di gallo, campanili e bocche rosse.

Le guide spiegano i quadri, parlando piano nei microfoni, e noi rimaniamo attonite di fronte alla “Promenade”, realizzato fra il 1917 e il 1918 da Chagall: la leggerezza di quel volo d’amore ci investe l’anima come il vento d’inverno.

Le mani di Marc e Bella unite in un fiocco magico.