MALINCONIE

Siamo andati al mare d’inverno. Faceva freddo e tirava vento, i gabbiani non riuscivano a volare, planavano sulle correnti d’aria come frisbee bianchi, facendosi trasportare dai venti.
Che bello, penso, poter immortalare questo momento senza dover per forza scattare una fotografia.
Che bello sarebbe poter fermare il tempo, quando si sintonizza sulla felicità.
A volte la nostalgia si posa come polvere sui nostri pensieri e solo uno scossone, brezza forte a volontà, riesce a spazzarla via.


Guardo a terra, siamo su una spiaggia sporca di detriti e bottiglie di plastica, c’è uno squalo di gomma, una targa arrugginita, un vecchio asciugamano inzaccherato. E poi, sassi piatti e bianchi, levigati dall’acqua che li accarezza e frusta per anni, modificandone la forma.
Da appuntiti e spigolosi diventato tondi, come coperti da fogli di carta.

E mi viene voglia di disegnare, dipingerci sopra e creare. Dar loro il valore che gli spetta, tele naturali che si asciugheranno al sole. Saranno sassi bellissimi, faranno da ferma carte e centro tavola, blocca libri e souvenir. Potremmo vederli o regalarli, esporli in riva al mare.

Compriamo i pennelli, riempiamo i bicchieri, copriamo con i giornali il tavolo del balcone e ci mettiamo all’opera. 
Da un sasso lungo e sottile nasce un cielo puntellato di stelle, una luna, un vulcano, un atollo, una vela.

Da un altro, un vaso di fiori, tazzine di terracotta e due bambini vestiti di rosso. Il sole asciuga i colori ancor prima di finire i contorni, le linee si seccano e la tristezza pure, si crepa la tempera e spunta il bianco.

Limpido come il cielo di oggi, al mare d’inverno.