Elena Ferrante: leggerti è stato come rinascere

Quando leggo libri così intrisi di realtà mi ci immergo dentro.
Quando riaffioro, mi sento sempre un po’ sperduta e mi viene voglia di scrivere, riordinare i fili ingarbugliati nella testa e fare delle riflessioni.
Amo tanto leggere proprio per questo, nulla è in grado di farmi ragionare sulla vita, le sfumature, i caratteri, le storie quanto la letteratura.
La vita di tutti i giorni sembra poi più spenta, monotona, priva di colore, meno avvincente ma anche meno profonda di quella raccontata dalla parola scritta.

Quella parola che ti prende e ti porta in luoghi lontani dove ciò che conta è materia seria, importante, spogliata di frivolezza, superficialità, approssimazione. Come a volte, anzi spesso, è la vita reale, la nostra. Per nostra, intendo di tutti: la vita di ogni giorno, quella così mossa da filtri che risulta difficile coglierla. La vita dei discorsi detti “tanto per”, la vita che non ragiona mai su questioni serie anzi seriose, addirittura filosofiche e anche sottili, forse non necessarie ma profonde, VERE, che non si perdono appena le hai pronunciate ma persistono nell’organismo, nel cervello, come onda fluida, brulicante, ricca di spunti.

Perché ditemi, cos’è vivere se non migliorarsi, crescere insieme ragionando su se stessi, non perdersi solo dietro a pettegolezzi futili, divertimenti scialbi, sciocchezze, materia? Perché ditemi, cos’è capire la vita se non fermarsi a comprendere quello che siamo stati che siamo e saremo, vivendo il presente con consapevolezza, leggendo, imparando, scoprendo l’anima di chi ci sta intorno, dei luoghi che viviamo senza fermarci all’apparenza?

Non tutti capiscono. Quest’ansia che a volte ci assale di mettere ordine, di farsi domande, di scavare un po’ oltre il marasma così confusionario del tempo presente.

Le giornate ci trascinano, tra gli impegni, la società, i doveri, i piaceri ma vivere è questo? Vivere è sopravvivere? O analizzare anche quello che c’è ma non vediamo, quello che mormora oltre la cortina dei fatti, delle cose da fare e non fare, dei giudizi, dei comportamenti, delle quotidiane attività?

Vivere è ragionare. Leggere e capire. Conoscere. Conoscersi. Amare. Amarsi. Scrivere.

Facciamolo più spesso, semplifichiamoci di cose, riducendo gli impulsi scemi, affinando quelli riflessivi. Liberiamoci dai filtri per scoprire quello che conta davvero e condividiamolo. Io e te, noi.

Forse questo è solo un buon proposito, forse una nuova consapevolezza. Sicuramente un punto di partenza.

Per questo vi scrivo, per dirvi che ho letto per ore e ore di seguito ma è servito a qualcosa. Forse a tutto.

Chi arriva a rendere in parola scritta la storia di quel volume (lei, Elena Ferrante), per me è arrivato, ha vissuto, ha compreso la materia grassa, turbinosa, sporca e nello stesso tempo lucente che è la vita. È un’anima rara che regala spunti essenziali.

E comincio oggi, fermandomi per dieci minuti a pensare, in questa sera di luglio, con la luna spaccata in due nel cielo e nessun filtro tra me e i miei pensieri. Dal filtro del fare a quello della tv, da quello dei giornali a quello di Instagram, di Facebook, della palestra, delle chat, dei discorsi, delle frasi dette tanto per, della stanchezza, della doccia.

Fermarsi e ragionare, quando mai lo facciamo?

Purtroppo poco, a volte proprio mai.

elena ferrante