La mia Parigi bambina

Con il cappotto ancora intriso dalla nebbia di Milano, le gote rosse dal freddo e una valigia pesante aspetto che le scale mobili mi mostrino di Parigi il primo squarcio di cielo, se un cielo vuoto poi c’è.
Cupole, punte d’acciaio, facciate e portali gotici riempiono e si conquistano sguardi distratti.
Parigi si mostra femmina senza pudori.
La sua geometrica bellezza, una sontuosa architettura e un irresistibile aspetto formale saltano subito all’occhio e mozzano il fiato. La Ville Lumière si mette in posa senza vergogna, si lascia fotografare in tutte le sue grazie, modella senza tempo e fuori dal tempo.
Attratti dalle sue panoramiche prospettive, i visitatori camminano con il naso all’insù, una guida nelle tasche, la cartina per orientarsi in quel gomitolo di fili colorati che è il suo Metrò.

Per chi ha la fortuna di fermarsi più tempo, di oltrepassare questa fase turistica per coglierne le abitudini latenti, Parigi si svela bambina innocente e malefica.
Nelle sue crepe, negli angoli malconci aleggia la luce di una lanterna che mostra la veste piena di buchi della vera Lei.
Qui, dove la vita scorre ad altezza d’uomo, nel punto in cui la strada si stringe e i calcoli degli ingegneri non sono giunti, qualcuno sotto un ponte sta suonando un sassofono.
Una sinfonia che ispira ricerca di verità e bellezza, voce intima di quel sentimento da flaneur solitario che solo chi viaggia conosce.
Una melodia piana che accarezza le viole bruciate dal sole su un balcone di Rue de Censier, zampilla allegra fra i piedi dei ragazzini che litigano tra le pozzanghere a Montmartre, torna greve lungo i viali di ippocastani, i selciati sconnessi della Promenade.
La seguo, ed ecco un limone sbucciato, le ostriche fresche, il profilo scolpito di un rigattiere, il tendone basso di una boulangerie.
Un bacio veloce, la ringhiera scarlatta, una ruvida treccia sotto il cappello.
Il riflesso pervinca e argento del fiume, il bagliore di un lampione a Notre Dame, il carretto di fiori freschi a Place Monge.
Un cameriere sta servendo un bicchiere di vino mentre la sera si accende con le sue insegne elettriche, l’asfalto si fa lucido e una signora in pelliccia sorseggia tè alla menta.

Ritornando sui miei passi, la sera quando scrivo, prelevo queste istantanee sul bordo dei miei fogli. La città un pozzo dove l’acqua ribolle, “un film straniero senza sottotitoli”.

Qui per me Parigi vive, grande città dalle molte anime, Trionfo e Opacità, malinconia e languida vertigine.

Pont neuf, Ile de la Cite, Paris - France
Pont neuf, Ile de la Cite, Paris – France