A MILANO FA UN CALDO BESTIALE

A Milano fa un caldo bestiale.
Dall’asfalto esce nebbia, dalla bocca della gente niente.
Quando fa un caldo bestiale se c’è una nota positiva è questa:
alcuni parlano, i più tacciono.
Grazie al cielo. Una settimana all’anno, Milano mette il silenzioso.
E se dalle strade trafficate, ci si sposta un po’ più in là, sotto il tetto di un palazzo, nella piazza di una Chiesa, la città torna a parlarci.
Come tanto tempo fa, quando si girava a piedi, in bicicletta, fra le mani un’altra mano.
Non il cellulare.

In pausa pranzo, seduta a un tavolino di Piazza Carmine, mi sono messa in ascolto.
Dimmi Milano, parla un po’ te oggi. Noi non ne abbiamo voglia.

Così, ho raccolto pezzi di discorsi fra un merlo e un passero. Il sibilo lungo fra il becco, il tremulo insistente delle ali. Sali al mio nido? Spruzzati il testolino di acqua, laggiù alla fontana. Se voli più a destra c’è un grumo di briciole. Oggi nessuno spazza, grida, spaventa: amico è una pacchia!

La chiesa fatata respira. Immenso è il silenzio dei suoi spigoli arancioni. I portoni di legno massiccio trasudano anziane voci,  una dolce litanìa s’innalza verso il cielo. Ti ricordi che rumore fa l’ascolto?

Gli alberi soffiano, le fronde come ventagli ondeggiano.  Le cime vicine dialogano. Qui in alto non si respira ma che grande sole, oggi. E che silenzio, guarda questi umani stesi alla mia ombra. Crapa sul tronco, gambe distese, occhi chiusi, bocche chiuse. Non dobbiamo nemmeno preoccuparci della nostra corteccia, nessuno stupido ragazzetto ci trancerà di cuori la pelle. Con questo caldo bestiale, chi ha voglia di amare?

Io! Che amo te, Milano!

E sulle dita, una coccinella si posa.